2020

Dal direttore editoriale de “L’ALTRAVOCE dell’Italia -Quotidiano del Sud”, una serrata e spietata analisi contro i tanti luoghi comuni che vedono il Sud, da sempre, vivere alle spalle del ricco e produttivo Nord

Ho conosciuto Roberto Napoletano nell’estate del 2018, il 30 luglio per l’esattezza. Quella sera sarebbe intervenuto a Praia a Mare nell’ambito della XII edizione della rassegna d’autore “Praia, a mare con…” che organizzo, dal 2007, nella nota località turistica dell’alto Tirreno cosentino, location che ha dato il benvenuto a ben 160 firme del panorama culturale nazionale. Quel suo ultimo saggio, “Il Cigno nero e il Cavaliere bianco. Diario italiano della grande Crisi” (La Nave di Teseo, 2017), nelle oltre 500 pagine, avrebbe raccontato gli anni della grande crisi economica che aveva colpito al cuore l’Italia e l’Europa, anni che Napoletano stesso aveva vissuto in prima linea -praticamente in presa diretta- da direttore prima de “Il Messaggero”, tra il 2006 ed il 2011 e, soprattutto, de “Il Sole24Ore”, dal 2011 al 2017.

Ho incontrato Mimmo Sancineto appena qualche giorno addietro qui a Praia a Mare, durante uno dei suoi consueti appuntamenti con le librerie della zona. Pensavo, sinceramente che, dopo la “crisi” dell’autunno del 2013, le “condizioni di salute” del suo “sogno chiamato Apollinea” si fossero stabilizzate, tanto per usare termini medico-sanitari così in voga in questi cupi giorni dominati dallo spettro del “Coronavirus”. Ed invece la sua evidente commozione -un misto di rabbia e delusione che scaturiva “en plen air” dal suo essere intellettuale sensibile- mi ha a nuovamente lasciato esterrefatto, preoccupato, impaurito. Devo molto, in termini umani, culturali e professionali a Mimmo, a “Il Coscile” e ad “Apollinea”: termini temporali -direi- che pesano tutti come questi ventisei anni e mezzo di giornalismo ambientalista e paesaggista -culturale in senso lato- che mostrano tutti il loro peso specifico. Ancora una volta, dunque, è in pericolo la sopravvivenza stessa della nostra “Apollinea”!

Scavalcato il confine calabro-lucano, il naturale sbocco sul mar Tirreno dell’estrema propaggine nord-occidentale del territorio del Parco Nazionale del Pollino trova la sua sintesi in un paesaggio dominato dall’imprescindibile binomio mare-monti, uno dei più complessi ed articolati eco-sistemi della penisola calabrese. “Un tratto di costa varia ed attraente per il clima, per la lunga, larga e morbida spiaggia, per l’incantevole scogliera di Fiuzzi ove si erge ancora su uno scoglio -solida e maestosa- la cinquecentesca torre di difesa costiera, per l’affascinante e misteriosa isola di Dino accovacciata come un mastodontico cetaceo con la testa rivolta alla costa in un mare ceruleo, bluastro e verdastro (…)”.

La Calabria allo specchio

Poeti, narratori, filosofi, di ogni epoca hanno trovato nella natura la massima ispirazione per la loro arte. Da Omero ai lirici greci, dal Rinascimento al Romanticismo, la bellezza di un paesaggio, la fierezza di un animale, la grazia di un fiore, hanno alimentato storie, versi e pensieri tra i più alti che l’umanità abbia mai prodotto. Fatto sta che, sino a non molti anni addietro, gli artisti erano ancora capaci di stupirsi dinanzi al grandioso spettacolo della natura, al contrario di molti tra quelli moderni che, sopraffatti dagli artifici dell’urbanesimo, hanno finito per divenire orfani di bellezza, come la intendevano gli antichi, ossia di quell’armonia di cui la natura è espressione ineguagliabile”. Esiste ancora la bellezza in natura? Esistono ancora angoli del nostro territorio che meritano una sosta fatta di ammirazione e contemplazione? Esiste ancora la Natura così come la intendevano gli antichi? Sono domande che nascono spontanee scorrendo almeno due saggi scelti come guida per alcune riflessioni di inizio anno, che affido -le riflessioni ed i due testi…- alla bontà dei lettori di Apollinea.  

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