Non nego che a questa nuova riflessione avrei preferito assegnare un titolo diverso, più forte, del tipo ”fuori le p….!”. Poi ho fatto prevalere una certa ragione giornalistica, un “bon ton” di circostanza. Comunque sia, il titolo deve rimanere forte: anzi leggetelo proprio come avrei preferito scriverlo. Ho sotto gli occhi una mappa marina che riporta almeno 27 affondamenti delle ormai note “navi a perdere” o “navi dei veleni”. Ebbene, dal Golfo di Policastro verso Sud, come dal Golfo di Sibari in giù, le due lunghe coste di Basilicata e Calabria sembrano brulicare di relitti affondati a partire dal 1979, giusto 30 anni fa.

Sembra uno scenario di guerra, anzi -con una battuta al limite del sarcasmo- uno scenario da “battaglia navale”. Non starò qui a tediare il lettore con tecnicismi giudiziari legati all’origine delle indagine, agli stralci dell’iniziale procedimento o con miei personali interrogativi sul contenuto complessivo di centinaia di fusti colati a picco nei fondali del “Mare del Mito” insieme a tanti misteri che ora giacciono, in alcuni casi, anche a migliaia di metri di profondità. Mi spoglio di tutte le vesti professionali ed indosso “solo” quella -la più importante in un moderno Stato di Diritto- di cittadino. Vogliamo sapere la verità! Anzi, giusto per continuare ad utilizzare un linguaggio sarcastico, vogliamo che la verità venga a galla! E sì, perché qualcuno -lo Stato in astratto- dovrà pure spiegarci cosa sia realmente successo durante l’ultimo trentennio nei mari (addirittura due, che sfiga!) in cui abbiamo imparato a nuotare, ad immergerci, a giocare da bambini; che abbiamo ammirato al tramonto, di cui abbiamo avuto paura durante una burrasca invernale o di cui ci siamo innamorati durante una bella gita in barca in estate. Non possiamo nuovamente rimanere immobili, pietrificati ad attendere che il tempo passi inesorabile a gettare su quest’ennesima tragedia socio-ambientale un nuovo velo di oblìo. Non sarebbe giusto, non foss’altro per reagire, anche a distanza di tempo, alla maledetta azione criminale compiuta da mani ignobili che hanno profanato una delle ragioni vitali di due tra le terre più belle ma anche più povere d’Europa. Ecco perché “Su la testa!” (leggetelo, comunque, con il più provocatorio ed  irriverente “fuori le p....!”): perché la risposta più forte dobbiamo darla noi cittadini, dal basso delle nostre vite quotidiane. Non saremo certo noi ad immergerci con “pinne, fucile ed occhiali” negli abissi del Tirreno o dello Jonio calabro-lucano per andare a recuperare fusti contenenti chissà quali porcherie: questo compito altamente impegnativo, ne sono convinto, lo porteranno a termine le Autorità preposte, lo Stato in cui ostinatamente credo. Noi “comuni cittadini” dovremo non far calare il silenzio su questa triste vicenda: per il nostro presente, per il nostro futuro. E per onorare la memoria di un coraggioso Ufficiale della Marina -Natale De Grazia- che ha pagato con la vita il suo amore per il mare e la verità.

L’Eco di Basilicata. Anno IX n. 18 – 15 ottobre 2009
Egidio Lorito - www.egidioloritocommunications.com

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